martedì 6 dicembre 2011

Anche la memoria è un valore

Erika De Nardo, che con il fidanzatino Omar,  libero dal 3 marzo 2010, uccise nell'inverno del 2001 la madre e il fratellino con una atroce mattanza di decine di coltellate, lascerà domani mattina la comunità religiosa che l'ha ospitata negli ultimi mesi, dopo che era uscita dal carcere.
Che ne pensate ?
A me ha fatto effetto: 10 anni sono troppo pochi per un percorso di riabilitazione dopo un delitto così efferato. Mi sembra che una giustizia così benevola rassicuri poco i cittadini e dia scarso significato al percorso riabilitativo.
16 anni alla Franzoni e altre sentenze del genere fanno sentire sempre più precaria la convivenza civile. Il senso che dobbiamo a regole e legalità sembra quasi svanire in una frenetica corsa che porta tutti a bruciare le tappe: l'assunzione di responsabilità sembra quasi un orpello inutile e un intralcio odioso verso il bisogno di consumare la vita. Non so se Erika abbia già raggiunto una maturità tale da permettergli di rituffarsi nella vita libera, so che anche la memoria, il ricordo e il rispetto della vita altrui devono essere metri di misura nel valutare scelte del genere: per questo mi arrogo il diritto di criticare la compressione di un tempo di espiazione che per la mia memoria appare troppo breve.
Un paese non cresce solo facendo quadrare i conti o rastrellando soldi ma anche impostando il proprio impianto di principi, regole e comportamenti individuali e sociali ad un senso del rispetto della vita umana in tutte le sue forme.

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