martedì 22 maggio 2012

QUEL GIORNO A PALERMO

Era il 18 luglio 1992, insieme a Francesco andammo a Palermo, in via Notarbartolo dove viveva Giovanni Falcone, per capire di più della sua vita e della sua testimonianza civica, volevamo inquadrarne meglio la vita conoscendo i luoghi da lui frequentati.
Avevamo con noi un manifesto dove campeggiava, accanto alla sua immagine, una scirtta che mi era venuta d'impeto dal cuore quando, dopo la strage di Capaci, mi trovai a riflettere sulla grande figura di questo eroe dei nostri giorni. La frase diceva:

LA COERENZA NEL PROPRIO DOVERE
FINO AL CORAGGIO DI NON ARRENDERSI MAI

Quel manifesto lo avevamo portato con noi da Perugia, in quel pellegrinaggio civico che ci eravamo sentiti in animo di compiere con Francesco, che aveva appena 10 anni, ma che sentiva forte, anche lui, la voglia di sapere di più, di conoscere da vicino il giudice coraggioso che aveva combattuto, con successo, la Mafia.


Questa passione si accese ancora più forte, passando per le strade di Palermo tutte imbiancate da migliaia di lenzuola appese alle fimestre e ai balconi.
Una sensazione forte dentro che non scorderò mai. Ne parlammo a lungo con Francesco scambiandoci e codividendo emozioni e turbamenti... ma non avremmo mai immaginato che il giorno dopo, arrivati a Taormina per rinfrancarci animo e corpo avremmo appreso, via radio, la notizia dell'uccisione di Paolo Borsellino: era il 19 Luglio, erano le 16 e il cuore raggelò, ci stringemmo forte e sentimmo dentro un senso di smarimento e di desolazione. Ci sembrò difficile, in quel frangente, credere di potercela fare, di non dover soccombere...
Da allora una copia di quel manifesto la tengo appesa nel mio ambulatorio e più volte ha attratto l'attenzione dei pazienti... ma fra tutti mi ha sorpreso e commosso ungiovane ragazzo che, circa un mese fa, uscendo dall'ambulatorio si è fermato a leggere chiedendomi dove avessi acquistato quel poster perché lo avrebbe voluto anchelui. Quella frase lo aveva colpito e la sentiva sua. Gli ho raccontato la storia confessandogli che era una frase mia, nata dalla suggestione vissuta in occasione dell'uccisione del giudice: ci siamo stretti forte la mano, entrambi avevamo sentito quella frase come nostra, avevamo qualcosa di profondo e di emozionante da condividere.
A distanza di quattro anni da quelle stragi avemmo la fortuna e la gioia di un altro figlio. Subito decidemmo di mettergli nome Giovanni, a testimonianza dell' intensa e amorevole ammirazione per questo grande uomo e magistrato, che in famiglia ci accomuna tutti.
Oggi ricorrono i vent'anni dalla sua morte ed è ancora vivo nelle donne e negli uomini sani e operosi di questo paese il dolore e il vuoto lasciato da queste uccisioni. E lo sgomento è ancora più forte quando veniamo a sapere che pezzi di questo stato sono stati parte determinante di questa strategia di morte.  
Spero che in questo ventesimo anniversario vecchie e nuove generazioni non dimentichino e ritrovino il senso della legalità a qualsiasi livello.

A chi di voi condivide questo apprezzamento per la figura di Giovanni Falcone, suggerisco di leggere e far leggere ai propri figli, sin dai dieci anni, un libricino molto bello ed emozionante e calibrato già per quella età: PER QUESTO MI CHIAMO GIOVANNI.
GRAZIE

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