martedì 31 luglio 2012

INQUINAMENTO: la verità è spesso un'altra, e non sempre migliore...

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, lasciando a voi conlcusioni e commenti... speriamo di poterli leggere

Barilla importa molto più del 30%  del grano dagli USA - Canada... e li buttano disseccanti sulle colture per far maturare il grano duro, con residui alti nella dieta (Monsanto ha chiesto recentemente all'EFSA di alzare i residui del Roundup anche sulle lenticchie)

e il grano per la Barilla (o per la Plasmon) in italia, dove la Coldiretti dice di aver spuntato 1-2 € / q.le in più... pensate che successo...è sottoposto spesso a trattamenti chimici e concimazioni altissime.... per contratto !!!
pesticidi venduti ovviamente anche dai consorzi agrari ...(spesso di proprietà della Coldiretti) e la chiamano "alta qualità " ....dimenticando "alta tossicità "...ovviamente nei limiti di Legge.... o di tolleranza...ma non di intolleranza... ampiamente superati dalle allergie galoppanti nel nostro paesee dall'incremento delle malattie degenerative, grazie all'avvelenamento della base della dieta Italica...il grano duro fino a 15 anni fa poco trattato o quasi per nulla... soprattutto al Sud Italia, sua Terra di elezione... oggi però si usano varietà  molto produttive ma sensibili a tantissimi patogeni....ed ovviamente nessuno comunica agli agricoltori che basterebbe un pò di rame e zolfo per prevenirli... ovvero metodi biologici innocui...mentre i bollettini fitosanitari regionali consigliano di intervenire con antimuffa chimici,quando è troppo tardi,quando la malattia si è¨ manifestata... quando ormai è inutile perchè il danno è stato fatto quando gli agricoltori spendono molto di più rispetto a un pò di zolfo e rame prima della levata... e addiritttura rovinano parte del raccolto per passare sopra la coltivazione a maggio (la paura di perdere tutto il raccolto è forte...)
...inquinando anche il terreno e le acque, oltre alla nostra dieta, ovviamente...
(osservate i segni delle ruote dei trattori a maggio e distinguete i grani avvelenati da quelli biologici)

Inoltrela questione dei livelli di tolleranza di micotossine sul grano duro, aumentati dalla UE....mi pare vera a quanto mi risulta...con conseguente crollo dei prezzi in Italia... in particolare del Sud, dove le micotossine non ci sono... e il grano valeva molto di più anche per questo, oltre che per la qualità  e la bassa produzione...tutto ciò a favore del Grano duro del Nord... di scarsa qualità....che sia italiana o americana poco importa....

i prezzi del grano sono certamente saliti di brutto nel 2007....anzi mostruosamentema solo per il fatto che i contadini avevano ormai tutti venduto il loro granoed essendo a ottobre esaurito tutto  il grano italiano, anche perchè l'anno prima il prezzo era cosi basso che quasi la metà  degli agricoltori hanno smesso di coltivarlo...con grave danno per i sementieri nazionali (Asseme)
allora....
i commercianti internazionali hanno approfittato duramente..."prendere o lasciare .. se vuoi fare la pasta ...il prezzo lo decidiamo noi"hanno comprato a 18-20 € per q.le il granp sotto trebbiatura.... poi hanno alzato fino a 25-27 € al quintale... a settembre ottobre..per cui i contadini hanno venduto...e quando tutti hanno venduto loro il grano
i commerciantisono passati all'incasso avendo il 100 % del mercato nelle loro mani....vendendo a  oltre 100 € al q.le..  con le semole impazzite fino a 150 € /q.le...e a Bari probabilmente arrivava di tutto...muffe incluse (da lunghi stoccaggi)...ci stà che coi prezzi così alti le tentazioni siano state altissime per comprare anche gli stock che nemmeno la zootecnia poteva prendersi...son voci ma sarebbe bene che andassero verificate dagli organi competenti...non si sa mai...questa si chiama speculazione (o prova generale di Globalizzazione...)
da parte di gente che fa cosìì dai tempi dei ...Faraoni egiziani...dove la Barilla è ovviamente anche vittima...ma nello stesso tempo carnefice ...dei contadini e di se stessanon puntando chiaramente alla qualità  biologica italiana
(e/o internazionale...  se il grano italiano non le basta...)

intanto i fondi UE per costruirsi un silos aziendale per i cereali non sono più disponibili per gli agricoltorisarà un caso?
Cargill e sorelle vogliono tutto nelle loro mani e navi di grano solcano gli oceani per speculare sul prezzo passando da un porto all'altro in base al prezzo di mercato locale e alle carenze ed eccessi di turno delle produzioni(ho personalmente osservato un commerciante grande di Todi comprare grano come fossero azioni di borsa...mentre gli parlavo dell'opportunità di puntare al biologico per la propria azienda......figuriamoci...mentre l'India fa marcire e distrugge milioni di tonnellate di grano (mentre la gente muore di fame)  affinchè il prezzo tenga...ma sempre e soprattutto per fare un favore ai commercianti(e a qualche raro agricoltore di grossa taglia che se lo può permettere, perchè non ha de biti...il quale vende il grano quando il prezzo è maggiore... spesso aspettando mesi e mesi...).
Infine per la radioattività...girano voci che il grano dell'Ucraina non sia dei migliori e nemmeno quello francese (tenero in questo caso) siamo sicuri che anche ai tempi di Cernobyl siano state distrutte tutte le produzioni?
credo che sia molto probabile che qualche furbo le abbia diluite a dovere nel tempo...chissà... mancano le prove...
insomma

MANGIACOMEPARLI 
acquistando da chi si conosce direttamente
100% italiano, Biologico, e libero da OGM...

E' l'unica difesa che abbiamo oggi per la nostra salute
e per fortuna molti agricoltori hanno cominciato a  ...
fare direttamente la Pasta Biologica
e spesso di varietà locale italica, non modificata dalle radiazioni nanizzanti...
concausa di celiachia diffusa...
A proposito, 
a quanto ammonta il danno sanitario di tale patologia/allergia negli ultimi decenni?
e i danni da patologie degenerative associate al bioaccumulo di pesticidi ...Alzheimer, tumori, squilibri ormonali, cancro al seno e alla prostata...ecc... ?
...non sarà il caso che qualcuno cominci a pagare come è accaduto per l'Amianto?
Non sarà il caso di organizzare una superprocura per affrontare il problema dei pesticidi e delle tossicità alimentari nel nostro paese?
saluti cari
Giuseppe Altieri






sabato 28 luglio 2012

La legalità, innanzitutto

Genitori consapevoli del proprio ruolo non possono prescindere dal formare i propri figli al valore della legalità che inizia dal rispetto delle regole di convivenza civile e senso del rispetto delle persone, delle istituzioni e quindi delle leggi.
POI ESISTONO DEGLI EROI CHE SANNO METTERE L' AMORE PER LA GIUSTIZIA AL PRIMO POSTO E OPERANO PER AFFERMARLA ANCHE A COSTO DELLA PROPRIA SERENITÀ, PACE E, IN ALCUNI CASI, VITA.
Per onorare questi servitori integerrimi della giustizia voglio pubblicare l'intervento di Roberto Scarpinato, procuratore generale della Corte di Appello di Caltanissetta, letto alla commemorazione per i 20 anni dell’assassinio di Paolo Borsellino, con il quale ha lavorato fianco a fianco nel pool antimafia, che testimonia non solo la determinatezza con cui Lui, Antonio Ingroia e tanti altri magistrati a Palermo, come in molte altre parti d' Italia, perseguono la loro lotta alla criminalità ma anche il coraggio di esprimere le proprie idee quando sono al servizio del bene comune, della legalità dello Stato in cui vogliamo ancora credere, cioè quello capace di liberarsi di quel intrigo tra ipocrisia e avidità di potere che lo hanno spinto anche a compromettersi con il crimine.



 Grazie Dr. SCARPINATO DI QUESTA STORICA TESTIMONIANZA 



Testo integrale dell'intervento

Caro Paolo, 
oggi siamo qui a commemorarti in forma privata perché più trascorrono gli anni e più diventa imbarazzante il 23 maggio ed il 19 luglio partecipare alle cerimonie ufficiali che ricordano le stragi di Capaci e di via D’Amelio. Stringe il cuore a vedere talora tra le prime file, nei posti riservati alle autorità, anche personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione stessa di quei valori di giustizia e di legalità per i quali tu ti sei fatto uccidere; personaggi dal passato e dal presente equivoco le cui vite – per usare le tue parole – emanano quel puzzo del compromesso morale che tu tanto aborrivi e che si contrappone al fresco profumo della libertà. E come se non bastasse, Paolo, intorno a costoro si accalca una corte di anime in livrea, di piccoli e grandi maggiordomi del potere, di questuanti pronti a piegare la schiena e a barattare l’anima in cambio di promozioni in carriera o dell’accesso al mondo dorato dei facili privilegi. Se fosse possibile verrebbe da chiedere a tutti loro di farci la grazia di restarsene a casa il 19 luglio, di concederci un giorno di tregua dalla loro presenza. Ma, soprattutto, verrebbe da chiedere che almeno ci facessero la grazia di tacere, perché pronunciate da loro, parole come Stato, legalità, giustizia, perdono senso, si riducono a retorica stantia, a gusci vuoti e rinsecchiti. Voi che a null’altro credete se non alla religione del potere e del denaro, e voi che non siete capaci di innalzarvi mai al di sopra dei vostri piccoli interessi personali, il 19 luglio tacete, perché questo giorno è dedicato al ricordo di un uomo che sacrificò la propria vita perché parole come Stato, come Giustizia, come Legge acquistassero finalmente un significato e un valore nuovo in questo nostro povero e disgraziato paese. Un paese nel quale per troppi secoli la legge è stata solo la voce del padrone, la voce di un potere forte con i deboli e debole con i forti. Un paese nel quale lo Stato non era considerato credibile e rispettabile perché agli occhi dei cittadini si manifestava solo con i volti impresentabili di deputati, senatori, ministri, presidenti del consiglio, prefetti, e tanti altri che con la mafia avevano scelto di convivere o, peggio, grazie alla mafia avevano costruito carriere e fortune. Sapevi bene Paolo che questo era il problema dei problemi e non ti stancavi di ripeterlo ai ragazzi nelle scuole e nei dibattiti, come quando il 26 gennaio 1989 agli studenti di Bassano del Grappa ripetesti: “Lo Stato non si presenta con la faccia pulita… Che cosa si è fatto per dare allo Stato… Una immagine credibile?… La vera soluzione sta nell’invocare, nel lavorare affinché lo Stato diventi più credibile, perché noi ci dobbiamo identificare di più in queste istituzioni”. E a un ragazzo che ti chiedeva se ti sentivi protetto dallo Stato e se avessi fiducia nello Stato, rispondesti: “No, io non mi sento protetto dallo Stato perché quando la lotta alla mafia viene delegata solo alla magistratura e alle forze dell’ordine, non si incide sulle cause di questo fenomeno criminale”. E proprio perché eri consapevole che il vero problema era restituire credibilità allo Stato, hai dedicato tutta la vita a questa missione. Nelle cerimonie pubbliche ti ricordano soprattutto come un grande magistrato, come l’artefice insieme a Giovanni Falcone del maxiprocesso che distrusse il mito della invincibilità della mafia e riabilitò la potenza dello Stato. Ma tu e Giovanni siete stati molto di più che dei magistrati esemplari. Siete stati soprattutto straordinari creatori di senso.  Avete compiuto la missione storica di restituire lo Stato alla gente, perché grazie a voi e a uomini come voi per la prima volta nella storia di questo paese lo Stato si presentava finalmente agli occhi dei cittadini con volti credibili nei quali era possibile identificarsi ed acquistava senso dire “ Lo Stato siamo noi”. Ci avete insegnato che per costruire insieme quel grande Noi che è lo Stato democratico di diritto, occorre che ciascuno ritrovi e coltivi la capacità di innamorarsi del destino degli altri. Nelle pubbliche cerimonie ti ricordano come esempio del senso del dovere.  Ti sottovalutano, Paolo, perché la tua lezione umana è stata molto più grande. Ci hai insegnato che il senso del dovere è poca cosa se si riduce a distaccato adempimento burocratico dei propri compiti e a obbedienza gerarchica ai superiori. Ci hai detto chiaramente che se tu restavi al tuo posto dopo la strage di Capaci sapendo di essere condannato a morte, non era per un astratto e militaresco senso del dovere, ma per amore, per umanissimo amore. Lo hai ripetuto la sera del 23 giugno 1992 mentre commemoravi Giovanni, Francesca, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Parlando di Giovanni dicesti: “Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione, perché mai si è turbato, perché è stato sempre pronto a rispondere a chiunque della speranza che era in lui? Per amore! La sua vita è stata un atto di amore verso questa sua città, verso questa terra che lo ha generato”.  Questo dicesti la sera del 23 giugno 1992, Paolo, parlando di Giovanni, ma ora sappiamo che in quel momento stavi parlando anche di te stesso e ci stavi comunicando che anche la tua scelta di non fuggire, di accettare la tremenda situazione nella quale eri precipitato, era una scelta d’amore perché ti sentivi chiamato a rispondere della speranza che tutti noi riponevamo in te dopo la morte di Giovanni. Ti caricammo e ti caricasti di un peso troppo grande: quello di reggere da solo sulle tue spalle la credibilità di uno Stato che dopo la strage di Capaci sembrava cadere in pezzi, di uno Stato in ginocchio ed incapace di reagire. Sentisti che quella era divenuta la tua ultima missione e te lo sentisti ripetere il 4 luglio 1992, quando pochi giorni prima di morire, i tuoi sostituti della Procura di Marsala ti scrissero: “La morte di Giovanni e di Francesca è stata per tutti noi un po’ come la morte dello Stato in questa Sicilia. Le polemiche, i dissidi, le contraddizioni che c’erano prima di questo tragico evento e che, immancabilmente, si sono ripetute anche dopo, ci fanno pensare troppo spesso che non ce la faremo, che lo Stato in Sicilia è contro lo Stato e che non puoi fidarti di nessuno. Qui il tuo compito personale, ma sai bene che non abbiamo molti altri interlocutori: sii la nostra fiducia nello Stato”. Missione doppiamente compiuta, Paolo. Se riuscito con la tua vita a restituire nuova vita a parole come Stato e Giustizia, prima morte perché private di senso. E sei riuscito con la tua morte a farci capire che una vita senza la forza dell’amore è una vita senza senso; che in una società del disamore nella quale dove ciò che conta è solo la forza del denaro ed il potere fine a se stesso, non ha senso parlare di Stato e di Giustizia e di legalità. E dunque per tanti di noi è stato un privilegio conoscerti personalmente e apprendere da te questa straordinaria lezione che ancora oggi nutre la nostra vita e ci ha dato la forza necessaria per ricominciare quando dopo la strage di via D’Amelio sembrava – come disse Antonino Caponnetto tra le lacrime – che tutto fosse ormai finito. Ed invece Paolo, non era affatto finita e non è finita. Come quando nel corso di una furiosa battaglia viene colpito a morte chi porta in alto il vessillo della patria, così noi per essere degni di indossare la tua stessa toga, abbiamo raccolto il vessillo che tu avevi sino ad allora portato in alto, perché non finisse nella polvere e sotto le macerie. Sotto le macerie dove invece erano disposti a seppellirlo quanti mentre il tuo sangue non si era ancora asciugato, trattavano segretamente la resa dello Stato al potere mafioso alle nostre spalle e a nostra insaputa. Abbiamo portato avanti la vostra costruzione di senso e la vostra forza è divenuta la nostra forza sorretta dal sostegno di migliaia di cittadini che in quei giorni tremendi riempirono le piazze, le vie, circondarono il palazzo di giustizia facendoci sentire che non eravamo soli. E così Paolo, ci siamo spinti laddove voi eravate stati fermati e dove sareste certamente arrivati se non avessero prima smobilitato il pool antimafia, poi costretto Giovanni ad andar via da Palermo ed infine non vi avessero lasciato morire. Abbiamo portato sul banco degli imputati e abbiamo processato gli intoccabili: presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari nazionali e regionali, presidenti della Regione siciliana, vertici dei Servizi segreti e della Polizia, alti magistrati, avvocati di grido dalle parcelle d’oro, personaggi di vertice dell’economia e della finanza e molti altri. Uno stuolo di sepolcri imbiancati, un popolo di colletti bianchi che hanno frequentato le nostre stesse scuole, che affollano i migliori salotti, che nelle chiese si battono il petto dopo avere partecipato a summit mafiosi. Un esercito di piccoli e grandi Don Rodrigo senza la cui protezione i Riina, i Provenzano sarebbero stati nessuno e mai avrebbero osato sfidare lo Stato, uccidere i suoi rappresentanti e questo paese si sarebbe liberato dalla mafia da tanto tempo. Ma, caro Paolo, tutto questo nelle pubbliche cerimonie viene rimosso come se si trattasse di uno spinoso affare di famiglia di cui è sconveniente parlare in pubblico. Così ai ragazzi che non erano ancora nati nel 1992 quando voi morivate, viene raccontata la favola che la mafia è solo quella delle estorsioni e del traffico di stupefacenti. Si racconta che la mafia è costituita solo da una piccola minoranza di criminali, da personaggi come Riina e Provenzano. Si racconta che personaggi simili, ex villici che non sanno neppure esprimersi in un italiano corretto, da soli hanno tenuto sotto scacco per un secolo e mezzo la nostra terra e che essi da soli osarono sfidare lo Stato nel 1992 e nel 1993 ideando e attuando la strategia stragista di quegli anni. Ora sappiamo che questa non è tutta la verità. E sappiamo che fosti proprio tu il primo a capire che dietro i carnefici delle stragi, dietro i tuoi assassini si celavano forze oscure e potenti. E per questo motivo ti sentisti tradito, e per questo motivo ti si gelò il cuore e ti sembrò che lo Stato, quello Stato che nel 1985 ti aveva salvato dalla morte portandoti nel carcere dell’Asinara, questa volta non era in grado di proteggerti, o, peggio, forse non voleva proteggerti. Per questo dicesti a tua moglie Agnese: “Mi ucciderà la mafia, ma saranno altri che mi faranno uccidere, la mafia mi ucciderà quando altri lo consentiranno”. Quelle forze hanno continuato ad agire Paolo anche dopo la tua morte per cancellare le tracce della loro presenza. E per tenerci nascosta la verità, è stato fatto di tutto e di più. Pochi minuti dopo l’esplosione in Via D’Amelio mentre tutti erano colti dal panico e il fumo oscurava la vista, hanno fatto sparire la tua agenda rossa perché sapevano che leggendo quelle pagine avremmo capito quel che tu avevi capito. Hanno fatto sparire tutti i documenti che si trovavano nel covo di Salvatore Riina dopo la sua cattura. Hanno preferito che finissero nella mani dei mafiosi piuttosto che in quelle dei magistrati. Hanno ingannato i magistrati che indagavano sulla strage con falsi collaboratori ai quali hanno fatto dire menzogne. Ma nonostante siano ancora forti e potenti, cominciano ad avere paura. Le loro notti si fanno sempre più insonni e angosciose, perché hanno capito che non ci fermeremo, perché sanno che è solo questione di tempo. Sanno che riusciremo a scoprire la verità. Sanno che uno di questi giorni alla porta delle loro lussuosi palazzi busserà lo Stato, il vero Stato quello al quale tu e Giovanni avete dedicato le vostre vite e la vostra morte.  E sanno che quel giorno saranno nudi dinanzi alla verità e alla giustizia che si erano illusi di calpestare e saranno chiamati a rendere conto della loro crudeltà e della loro viltà dinanzi alla Nazione.

martedì 3 luglio 2012

Adozioni: non lasciamoli soli

L'adozione è un atto di grande generosità e non solo di chi accoglie ma anche di chi si trova a dover lasciare che la creatura generata passi di mano per assicurarle una vita migliore.
Spesso è questo il motivo che sta dietro scelte così drammatiche e solo apparentemente volute, molto più spesso subite.
Sarebbe bene considerale più come delle rinunce alla propria genitorialità, che rifliuti, del figlio/a in quanto tale, come spesso sono vissute da chi le subisce.
E' molto importante che i figli adottivi sappiano capire questa differenza,  la comprendano per saper elaborare quell' evento non come un abbandono affettivo ma come un sacrificio generoso. Ogni genitore istintivamente terrebbe con sé la propria creatura, se ci rinuncia è perchè ritiene che le condizioni che vive non siano compatibili con il futuro che vorrebbe assicurarle. Forse un errore, forse un orgoglio esagerato, forse una immaturità ma quasi mai una cattiveria.
Il distacco è sofferto da entrambi: chi lo compie e chi lo subisce ma spesso determinato da ragioni oggettive, personali, economiche e sociali,  piùà che da disattenzione affettiva o insensibilità, disinteresse o una scelta libera e non subita.
I figli adottati, quando vengono a saperlo, vivono molto spesso quell'abbandono iniziale come un rifiuto inaccettabile da parte della propria madre: ne scaturisce una sofferenza prolungata e condizionante sulla propria autostima e sulla considerazione di sè come persone non meritevoli di amore. E' un neo che può condizionare anche una vita intera se non affrontato ed elaborato.
Ci vuole qualcuno accanto accogliente e competente che sostenga il cammino di recupero di una percezione così  profonda, aiutando la persona ad inquadrare quel distacco nel contesto reale in cui potrebbe essere maturato, tenendo conto di età, maturità e condizioni socio-economiche della madre. Spesso sono queste le condizioni in cui matura l'idea di rinunciare alla propria maternità ed è in questa tanto poco libera e molto obbligata decisione che ogni figlio adottato dovrebbe inquadrare l "abbandono" subito. Forse così potrebbe riuscire a trasformare quella rabbia mai sopita in una nuova tenerezza e comprensione umana.
Non è facile capire ed accettare ma è importante provarci: ci vuole, però, qualcuno che faciliti questo processo. Troppo spesso i figli adottati vengono lasciati a se stessi nella sciagurata ipotesi che possano cavarsela da soli trovando il senso di quanto avvenuto sulla loro pelle: non è così !
Uno psicologo, psicoterapeuta dovrebbe essere sempre coinvolto in un processo di questa portata per sostenere questa elaborazione con un intervento adeguato, mirato e prolungato.
Si potrebbero evitare tante sofferenze, apparentemente senza soluzione, che appesantiscono la vita di tanti ragazzi di fatto fortunati, perchè accolti in famiglie generose, ma frustrati per l'impossibilità di capire ed accettare quell'evento iniziale della propria esistenza.
Il pensiero di quell'abbandono è spesso un fantasma che condiziona tutti: madre naturale, figlio o figlia, genitori adottivi, per cui tutti e tre quersti soggetti avrebbero bisogno di un sostegno psicologico per comprendere e svolgere al meglio la propria parte e trovare il senso profondo del proprio ruolo ed essere aiutati a elaborare le proprie emozioni e gestire i propri affetti evitando che nel tempo accumulino tanti disagi da rendere la propria vita difficile e insicura.

Sarebbe bene che chi è preposto ad avviare questi iter adottivi lo ricordi sempre e suggerisca ai figli e ai loro nuovi genitori un percorso che li sostenga sin da subito nel nuovo progetto di convivenza e aiuti tutti a saper trasformare i limiti e le difficoltà oggettive in risorse da spendere per rendere la vita dei figli più felice.

Antonio Artegiani
("Genitori si può" )