martedì 3 luglio 2012

Adozioni: non lasciamoli soli

L'adozione è un atto di grande generosità e non solo di chi accoglie ma anche di chi si trova a dover lasciare che la creatura generata passi di mano per assicurarle una vita migliore.
Spesso è questo il motivo che sta dietro scelte così drammatiche e solo apparentemente volute, molto più spesso subite.
Sarebbe bene considerale più come delle rinunce alla propria genitorialità, che rifliuti, del figlio/a in quanto tale, come spesso sono vissute da chi le subisce.
E' molto importante che i figli adottivi sappiano capire questa differenza,  la comprendano per saper elaborare quell' evento non come un abbandono affettivo ma come un sacrificio generoso. Ogni genitore istintivamente terrebbe con sé la propria creatura, se ci rinuncia è perchè ritiene che le condizioni che vive non siano compatibili con il futuro che vorrebbe assicurarle. Forse un errore, forse un orgoglio esagerato, forse una immaturità ma quasi mai una cattiveria.
Il distacco è sofferto da entrambi: chi lo compie e chi lo subisce ma spesso determinato da ragioni oggettive, personali, economiche e sociali,  piùà che da disattenzione affettiva o insensibilità, disinteresse o una scelta libera e non subita.
I figli adottati, quando vengono a saperlo, vivono molto spesso quell'abbandono iniziale come un rifiuto inaccettabile da parte della propria madre: ne scaturisce una sofferenza prolungata e condizionante sulla propria autostima e sulla considerazione di sè come persone non meritevoli di amore. E' un neo che può condizionare anche una vita intera se non affrontato ed elaborato.
Ci vuole qualcuno accanto accogliente e competente che sostenga il cammino di recupero di una percezione così  profonda, aiutando la persona ad inquadrare quel distacco nel contesto reale in cui potrebbe essere maturato, tenendo conto di età, maturità e condizioni socio-economiche della madre. Spesso sono queste le condizioni in cui matura l'idea di rinunciare alla propria maternità ed è in questa tanto poco libera e molto obbligata decisione che ogni figlio adottato dovrebbe inquadrare l "abbandono" subito. Forse così potrebbe riuscire a trasformare quella rabbia mai sopita in una nuova tenerezza e comprensione umana.
Non è facile capire ed accettare ma è importante provarci: ci vuole, però, qualcuno che faciliti questo processo. Troppo spesso i figli adottati vengono lasciati a se stessi nella sciagurata ipotesi che possano cavarsela da soli trovando il senso di quanto avvenuto sulla loro pelle: non è così !
Uno psicologo, psicoterapeuta dovrebbe essere sempre coinvolto in un processo di questa portata per sostenere questa elaborazione con un intervento adeguato, mirato e prolungato.
Si potrebbero evitare tante sofferenze, apparentemente senza soluzione, che appesantiscono la vita di tanti ragazzi di fatto fortunati, perchè accolti in famiglie generose, ma frustrati per l'impossibilità di capire ed accettare quell'evento iniziale della propria esistenza.
Il pensiero di quell'abbandono è spesso un fantasma che condiziona tutti: madre naturale, figlio o figlia, genitori adottivi, per cui tutti e tre quersti soggetti avrebbero bisogno di un sostegno psicologico per comprendere e svolgere al meglio la propria parte e trovare il senso profondo del proprio ruolo ed essere aiutati a elaborare le proprie emozioni e gestire i propri affetti evitando che nel tempo accumulino tanti disagi da rendere la propria vita difficile e insicura.

Sarebbe bene che chi è preposto ad avviare questi iter adottivi lo ricordi sempre e suggerisca ai figli e ai loro nuovi genitori un percorso che li sostenga sin da subito nel nuovo progetto di convivenza e aiuti tutti a saper trasformare i limiti e le difficoltà oggettive in risorse da spendere per rendere la vita dei figli più felice.

Antonio Artegiani
("Genitori si può" ) 

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