martedì 18 settembre 2012

anoressia e bulimia in famiglia:strategie per affrontare il problema

Il rapporto con il cibo nasconde spesso una condizione psicologica particolare perché il cibo rappresenta un degli strumenti con cui interagiamo con il mondo. Attraverso di esso possiamo mandare dei segnali a noi stessi e agli altri circa la nostra voglia di  accettare o rifiutare la realtà che ci circonda, tuffarcisi a capop fitto o distaccandocene con violenza.. Insomma il tema del rapporto con il cibo è  alquanto  complesso e coinvolgente per la persona e non è solo questione di abitudine o di vezzo.

Il cibo, le bevande, sono strumenti di piacere che si possono anche rifiutare o esaltare in virtù di quanto si è in sintonia o in distonia con se stessi e con gli altri. Cogliere i sapori che da essi derivano, per provarne piacere e saturare il propri bisogni di autosiddusfazione, oppure trangugiarli alla sola ricerca di ripienezza, sono due modi opposti di relazionarsi con ciò di cui ci cibiamo.
Nei casi di alterato rapporto con il cibo si possono, poi, avere degli effetti collaterali non sempre facili da accettare  e da  compensare: in questo caso esso stesso diviene causa di disagio: chi mangia troppo potrebbe ingrassare rischiando di non piacere. Si crea, quindi,  una sorta di conflitto fra due bisogni, quello di saziarsi e quello di piacere, e non sempre se ne esce con equilibrio. Trovarsi nella necessità di scegliere fra due opzioni così importanti può creare una sofferenza profonda difficile da gestire. Dinanzi a questo bivio non si ha la lucidità per affrontarlo: se mangi ti assecondi ma rischi di non piacere e di perdere il controllo sugli altri; se non mangi ti imponi un comportamento così innaturale da richiedere un ipercontrollo su te stesso/a. Si possono, allora, prendere decisioni esasperate dal proprio senso di impotenza, dal pensare che non ci sia una soluzione possibile se non quella di infliggersi l'obbligo di non mangiare o di abuffarsi per poi vomitare, subendo pesantemente su se stessi conseguenze e danni, fisici e psico-affettivi
Qualcuno dinanzi a questo conflitto fra esigenza affettiva, volersi bene ed assecondarsi, ed esigenza estetica, voler piacere, non trova la giusta sintesi e smette di mangiare o comincia ad abbuffarsi avendo sperimentato l'escamotage di poterlo fare spendo poi  vomitare.
Non mangiando ci si infligge una ferita profonda per i danni all'organismo e i turbamenti della psiche; se ci si abbuffa vomitando ci si illude di poterla fare franca entrando però sempre più in un circolo vizioso dal quale se ne esce difficilmente e con estrema fatica.
Le turbe che portano ad un cattivo rapporto con il cibo in termini  di rifiuto o di eccesso chiamate anoressia e bulimia complicano spesso l'età della adolescenza quando la relazione  che si costruisce con il mondo, e veicolata spesso dal cibo, può diventare così critica da incidere profondamente sulla formazione della personalità.
La prevalenza di questi disturbi del comportamento alimentare o DCA si situa fra lo  0.2% - 0.3%: della popolazione generale che in Italia fa stimare che ci siano fra le 150 e le 200 mila persone affette, la stragranmde maggioranza di sesso femminile e ocmresa fra i 12 e i 25 anni. E questa ipotesi viene considerata anche arrotondata per difetto.
È forte il rischio di cronicizzazione che rendono spesso le situazioni di difficile o impossibile soluzione. La mortalità per suicidio o per malattia correlata alla malnutrizione si aggira sul 10% a dieci anni dall'esordio e raggiunge il 20% a venti anni. Considerate che è la prima causa di morte per malattia nella fascia di età compresa tra i 12 e i 25 anni, in pazienti di sesso femminile, ovvero 0,56% all'anno.

I genitori possono fare molto intanto per prevenire il problema in quanto spesso sono parte in causa in questo disagio di partenza e di fondo che porta alla situazione patologica: una relazione sana, affettivamente positiva senza assenze ma anche senza invadenze può essere efficace; possono fare molto prestando attenzioni ed attenzione a ciò che sta accadendo attorno ed accorgersi del disagio attraverso quei piccole e grandi segni che lanciano i figli per dimostare il proprio disagio e chiedere aiuto, prima che il problema si manifesti in tuitta la sua virulenza.
E poi possono fare molto per cercare di recuperare la condizione quando si manifesta.
E' proprio su questo tema, su come essere positivi e quali segnali è importante cogliere  che ci ritroveremo a parlarne con la Dr.ssa M.Sara Sanavio, psicoterapeuta con esperienza clinica su questo versante, GIOVEDI' 20 SETTEMBRE ORE 18 al primo incontro della stagione di CRESCERE INSIEME dal titolo: "Anoressia e bulimia in famiglia:strategie per affrontare il problema", Libreria CLU di Ellera , Tel 0755171801.
Vi aspettiamo.

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