sabato 30 marzo 2013

BUONA  PASQUA

venerdì 29 marzo 2013

Sta emergendo un partito generazionale ?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo dell'amico Mauro Ottolenghi

E' da tempo o meglio da sempre, visti l 'esperienza maturata nell'ambito
dell'associazionismo giovanile e i lunghi decenni di insegnamento, che sto
riflettendo sulla situazione dei giovani nella società attuale ed in
particolare su quella italiana. Guardo con scoramento i tanti ragazzi passati
sui banchi di scuola e le loro difficoltà di inserimento nel contesto socio
economico di oggi. Una situazione a dir poco allarmante per come si presenta:
lavoro raro, difficilmente adeguato agli studi effettuati, contratti super
precari , paghe indecenti... e le conseguenze facilmente intuibili:
frustrazione, delusione, rabbia, abulia. A fronte del disastro rappresentato
dalla marginalizzazione delle nuove generaziioni come ci si sta muovendo?
Nessuna istituzione ha fatto di questo problema un cavallo di battaglia nè le
forze politiche nè le forze sociali, anzi si affronta a parole, non molte per
la verità, dopodichè il nulla o quasi. Pochi progetti, assenza di riforme
incisive. Ma ciò che stride sempre di più è la gerontocrazia diffusa a tutti i
livelli, a livello politico con deputati e senatori presenti da decenni in
Parlamento e che hanno il pudore di chiedere la deroga per poterci ancora
stare, a livello economico aziende, banche che continuano a far occupare i
posti chiave da persone dalla non più tenera età e una volta pensionate,
riutilizzate come consulenti.E intanto le intelligenze migliori se ne vanno
all'estero dove trovano collocazioni che in Italia si sognerebbero e lasciando
il Paese si produce una duplice conseguenza: l'impoverimento della comunità
dovuto alla fuga dei cervelli migliori e l'mpossibilità di raccogliere i
frutti dell'investimento in formazione fatto dallo Stato (si tenga conto che
tali soggetti hanno ricevuto istruzione e formazione dall'istituzione
pubblica per circa 20 anni), in quanto le ricadute positive saranno a favore
dello stato ospitante.
Certamente responsabili di questa situazione sono gli adulti, padri e madri di
queste generazioni, le istituzioni da loro formate che hanno cercato il facile
benessere senza mai chiedersi se questo non avesse un costo e non avesse
sottratto risorse alle generazioni future. Qualche studioso ha parlato di un
possibile conflitto generazionale che potrebbe essere innescato dai giovani per
uscire dalla marginalità e prendersi il posto che loro compete. Io credo che
lo scontro generazionale evocato sia già in atto e si stia incanalando in
questa direzione. Qualcuno si chiederà quali siano i segnali dello scontro
incipiente. Questa riflessione è maturata in modo naturale e conseguenziale
dall'analisi dei risultati elettorali che si presentano sinteticamente nel modo
seguente:
Il PD ha perso circa il 30% dei voti perdendone meno laddove ci sono meno
giovani;
Il PDL ha perso circa il 50% dei voti perdendone meno laddove ci sono meno
giovani:
Il M5S ha fatto l' exploit prendendo più voti laddove ci sono più giovani.
L'unica caratteristica che sembra influire sulla distribuzione del voto è
l'età. E' dunque legittimo chiederci se non stia emergendo un partito
generazionale con delle parole d'ordine e obiettivi abbastanza coerenti con
quest'ultimo.Alla luce di questo dato risulta comprensibile la volontà del M5S
di non allearsi con questo o quel partito e di combattere contro chi ha fatto
della politica una professione ben remunerata e uno strumento a servizio degli
interessi individuali e di gruppo. D'altro canto lo stesso obiettivo è stato
perseguito da un altro giovane utilizzando un altro termine , rottamazione, da
alcuni strumentalmente tanto vituperato., ma si è trovato nel suo cammino un
fuoco di sbarramento di notevoli proporzioni. Le resistenze al cambiamento sono
fortissime, a noi educatori il compito di preparare le condizioni favorevoli al
cambiamento tanto desiderato dai giovani e non solo.
Da parte nostra, a mio avviso, è richiesto il compito non facile di dialogare
con i giovani. far loro da sponda cercando di far incanalare te loro energie
verso il raggiungimento di obiettivi costruttivi, compatibili con il nostro
tessuto sociale e con la costruzione di un'autentica democrazia.
Mauro Ottolenghi
Novara

martedì 19 marzo 2013

I Papà insegnano a volare

A tutti i papà che leggono queste pagine, che so essere pochi ma buoni, anzi ottimi, un augurio di cuore per il loro compito impegnativo e prezioso accanto ai propri figli.
Nei miei incontri con i genitori i papà sono sempre pochi ma quelli che vengono sono convinti e ben predisposti a lavorare su se stessi per ottimizzare il proprio impegno educativo.
Apprezzo molto questa dedizione e la capacità di farsi carico di un ruolo che storicamente era lasciato alle donne e che invece oggi è percepito paritariamente, in tutta la sua essenza: una mamma che cerca di migliorare il proprio modo di intepretare il ruolo educativo che le spetta, dà dimostrazione di maturità e di responsabilità, ma un papà dà un' immagine di sé ancor più convincente perchè meno comune e scontata.
Il papà che si interroga su come rendersi proficuo e utile alla crescita dei propri figli e prova a costruire con loro una comunicazione capace di trasmettere amore e valori attraverso un confronto dialettico e una intesa emotiva ha una ricaduta formidabile su di loro.E non solo sul piano educativo ma anche sul quello culturale aprendo mentalità e superando stereotipi perniciosi.
Per questo a tutti voi che seguite queste pagine un fraterno e affettuoso augurio per la Festa del Papà.

dare spazio all'originalità

Piace ai ragazzi sentir parlare di originalità: i media, il mondo commerciale tendono a massificare le loro esigenze provando a omologarli, rendendoli consumatori scontati, secondo le mode del momento, a pensatori inquadrati, secondo idee comuni e  stereotipi risaputi.
Loro tendono ad adeguarsi, ma ad un certo punto, e soprattutto per qualcuno, questa condizione diventa soffocante.per la crescita e per una più autentica espressione di sé. Soffrono questa difficoltà a venire fuori, ad emanciparsi,  a costruire la propria personalità, come vorrebbero, come avrebbero bisogno. Fortunatamente qualcuno ce la fa.
Quando a scuola parlo del valore della originalità e della importanza di credere in ciò che si è grazie alla diversificazione dagli altri, l'attenzione si fa silenzio e ascolto. Afferri, allora, l'avidità di cercare e costruire certezze: l'argomento è importante e sentito. Capisci che avevano bisogno di questa occasione per riflettere e tornare a credere in quell'idea che spesso, davanti ad uno specchio o dentro ad una situazione, gli era affiorata: "tutto sommato valgo" !
I ragazzi hanno bisogno di credere in questa loro personale eccentricità: tutti ce l'hanno perchè sanno che ognuno è diverso,unico e irripetibile... occorre solo aiutarli a tirarla fuori e renderla il perno vincente della costruzione della propria personalità.
Hanno bisogno di gente che attorno a loro sappia stimolare ed  apprezzare questa ricerca. Riconoscere valore a questa abilità, talento, bellezza, virtù che può rappresentare l'originalità da spendere facendone tesoro. Anche se minima o difficile da dimostrare quella particolarità potrà essere enfatizzata e valorizzata al punto da diventare il proprio carattere distintivo. 
Azione efficace 3
Genitori e insegnanti devono dare una mano perchè da qui passa una delle direttrici più importanti per la realizzazione dei propri figlioli. La primavera con i suoi fiori,  di tinte e forme tutte diverse, utili e preziose per arricchire la natura, può offrire un ottimo spunto per cominciare a parlare del valore dell'originalità.  

giovedì 14 marzo 2013

Il silenzio fa affiorare l'anima

Tante cose ci hanno sorpreso del nuovo Papa, dal suo nome, emblematico ma mai scelto dai Pontefici, alla definizione che si è dato di Vescovo di Roma, alla toccante battuta sulla sua provenienza... e tanto altro che molti commentatori hanno sottolineato in queste ore.
Ma da queste pagine dove, insieme, cerchiamo di trovare i significati educativi nascosti nel quotidiano voglio sottolineare l'importanza di un momento della presentazione al mondo di Papa Francesco.
Esattamente la sua scelta di cominciare dal "silenzio" che ha chiesto per sé e per il popolo.
In "Genitori si puo'" parlando del silenzio l'ho definivo "la stanza delle emozioni" nella quale ritrovarsi a tu per tu con se stessi: suggerimento per i genitori da proporre, far valere ed apprezzare ai figli. Capite bene quindi quanto sia sensibile all'argomento e quindi possa aver ammirare un simile gesto: lo ritengo il momento più significativo con cui il Papa ha indicato al popolo la chiave per ripartire.
Il silenzio, solitamente usato per richiamare la memoria degli scomparsi, in questo caso è stato proposto come momento solenne per ridare respiro all'anima e riportarla al centro di un progetto.  Fare pausa per poter ripartire raccogliendo fiato, forze e risorse disponibili, specialmente quelle spirituali in questo tempo fin troppo appannate.
Aver scelto il silenzion non perosnale ma comunitario è stata la grande novità e il prezioso esempio. Il silenzio come momento centrale dell'inzio di un percorso è già di per sé segno di cambiamento. Ci fa riflettere, sin da subito, sulla necessità di fare tesoro della quiete: arrivati fin qui in un frastuono dato dai ritmi frenetici della quotidianità che non lasciano spazio adeguato alla meditazione, dalla necessità di adeguarsi a logiche di mondanità e di immagine, dalla rincorsa al successo personale a dogni costo e, a volte, sbandierato nelle istituzioni come per affermazione estrema della propria "pars", in questo frastuono dicevo, siamo stati a un passo da perderci e non ritrovare la via.
Quel silenzio ha ripristinato il senso della misura, dell' umanità, della persona, della ricostruzione.
Mi piacerebbe che i vostri figli avessero partecipato a quel momento e se non è stato così cominciate voi a proporre il silenzio come occasione per ascoltarsi e far affiorare le emozioni, per imparare a solfeggiarle e a riportarle al centro della propria esistenza: dandoci tutti un tempo di valorizzarle, farle proprie ci troveremmo a sentirci realizzati in modo più completo.
Spero tanto che già da questo primo atto Papa Francesco sia davvero una buona risorsa per l'umanità e possa aiutare ognuno di noi a rientare nel proprio ruolo di  educatori, di genitori, di cittadini che ripartono per ricostruire se stessi, la Chiesa, il mondo cominciando dal nostro microcosmo.
Questo grande messaggio è rivolto a tutti credenti e non, cattolici e laici: allora Auguri a Papa Francesco e a noi Popolo in cammino ognuno sulla propria strada di realizzazione personale e comunitaria.
Antonio Artegiani

venerdì 8 marzo 2013

Grazie a tutte le donne

Riproponiamo questo video come omaggio a tutte le donne nella giornata in cui vogliamo onorarle per il coraggio, la partecipazione, e il sostegno con cui vivono e svolgono il loro prezioso ruolo con i figli, con i  partner, nelle loro unioni, nelle loro famiglie, nei luoghi di lavoro e di svago, nella società che senza di loro sarebbe meno illuminata e ricca. Un grazie pieno di stima per saper essere molto spesso la saggezza e il vigore di questa umanità.


giovedì 7 marzo 2013

Oltre la follia...

Dinanzi ad un gesto folle come quello compiuto ieri dall'uomo piombato in Regione con in mano una pistola per vendicarsi di un "no" dato dalla Istituzione assurdamente identificata nelle due impiegate barbaramente uccise, le parole sembrano soffocarsi in gola, tanto é drammatica e inaudita la sequenza di eventi.
Cercando peró di andare oltre il dolore, il cordoglio e il senso di impotenza è bene riflettere. E la prima riflessione che mi viene spontanea, e che voglio condividere con voi, è quanta responsabilità condivisa ci possa essere in quella follia, che non nasce come un fulmine a ciel sereno, forse era prevedibile quasi sicuramente prevenibile. E in questo entrano in gioco non solo responsabilitá reciproche di chi non ha tutelato l' incolumitá del giovane folle attraverso tutto quello che avrebbe potuto e dovuto fare per proteggerlo, aiutarlo e sostenerlo se, come sembra, aveva giá dato segni di cedimento e di intemperanze.Ma a parte gli aspetti specifici di questo singolo caso, che conosco anche poco, dovremmo cogliere questa occasione per riflettere.

Allora penso che sia importante interrogarci su responsabilità più ampie come quelle che investono il quotidiano di ognuno di  noi in famiglia, nel lavoro, nella società.
C'è una responsabilità educativa: i bambini, i ragazzi, i figli, gli alunni vanno aiutati a crescere comprendendo il significato delle regole, il valore dell'autorità, l'accettazione del limite; vanno aiutati ad elaborare i "no" che servono e aiutano ad affrontare quelli che verranno poi nella vita senza per questo considerarli sconfitte personali e drammi interiori; sostenerli nelle difficoltà per cercare sempre una via di uscita che li porti ad avere fiducia in sé: va saputa sviluppare la loro capacità di valorizzare  le  proprie risorse e le proprie potenzialità perché possano pensare di potercela fare; vanno aiutati ad apprezzare il valore dell'umiltà che li può portare, nei momenti difficili, a chiedere aiuto agli altri evitando di ficcarsi in un vicolo cieco dove l'unica soluzione può sembrare l'abbandono del campo.
Vedere il mondo ostile e contrapposto solo perché si é imparato a vivere tutto in competizione con gli altri in una perenne gara con se stessi, il benessere, il denaro ecc. porta ad una visione distorta del mondo e delle relazioni.
Ritrovarsi in una continua giostra in cui conta solo vincere e affermarsi consuma energie vitali e suggerisce un atteggiamento, molto diffuso in questo nostro tempo, in cui si rincorre vanità, successo, immagine facendone non una legittima aspettativa ma una causa di vita. Sembra che senza questi elementi la vita sia cosí vuota da perdere significato e diventare un bene qualsiasi, a totale e insindacabile disposizione della persona interessata, spesso così fragile e isolata da non provare il minimo attaccamento a quel bene supremo che è la vita stessa. É importante allora che gli adulti sin da subito aiutino a comprendere il significato laico ma etico della vita propria e degli altri in un continuo impegno a vivere che vuol dire partecipare attraverso la capacità di elaborare le proprie emozioni, positive e negative.
Genitori e insegnanti sono e devono sentirsi in trincea su questi temi, prima ancora che sull' apprendimento e sull' insegnamento. Per evitare deviazioni future occorre indicare la strada da subito, da piccoli, da giovani con il coraggio anche di andare controcorrente, di essere contestati, di non essere capiti... ma questo fa parte del gioco, un genitore non é un amico é un accompagnatore che guida, indica e condivide... rinunciare a questo ruolo educativo può voler dire creare un tale squilibrio da mettere in gioco la tenuta familiare e anche sociale...
Quando spesso mi trovo con i ragazzi a scuola mi accorgo che parlo di queste cose e loro le ascoltano interessati ma quasi stupiti, come se le sentissero per la prima volta, come se nessuno gliele avesse mai proposte come contenuto di riflessione...
E' quasi primavera, allora permettetemi questa metafora: stiamo attenti a seminare quando è il momento, arrivare troppo tardi o non seguire bene la pianta nel suo fiorire potrebb essere rischioso per la sua stessa esistenza.

Poi però c'è anche una responsabilità sociale:
Non possiamo negare che gli eventi suicidari si stiano moltiplicando a dismisura, distribuiti ovunque nella nostra straziata Italia manifestando un malessere diffuso nei confronti del quale ci si sente così inermi, straziati, impotenti da gettare la spugna con un atto così arrendevole che racconta da solo il dramma personale. Dinanzi a questo straziante lascito anche la società, oltre che il singolo, deve interrogarsi.    
Non aver coltivato in questi anni un comportamento istituzionale vicino e prossimo al cittadino, anzi a volte, ostile o vessatorio con regole con alcuni molto ferree e con altri fin troppo elastiche può aver indotto le persone a raggirare l'ostacolo, a cercare forme di sponsorizzazione esterna o a pensare di potersi comprare tutto il disponibile e anche l'indisponibile...
Tutto questo vuol dire affermare un principio di corruttibilità diffusa che nella percezione del cittadino va anche ben oltre la realtà stessa: essere premiati per un comportamento scorretto è di per sé una grande diseducazione sociale.
Avere pensato di affrontare condizioni di difficoltà economica estrema pensando che tartassare i cittadini, quelli che pagano, potesse essere una risposta possibile mentre, per tanti motivi e altrettanti alibi, troppo poco si faceva per i soliti, noti a tutti tranne che al fisco, certo non ha giovato nel rapporto virtuoso fra stato e cittadini.
Avere assistito ai fin troppi funzionari e politici senza scrupoli che nella commistione pubblico privato si sono dimostrati capaci delle peggiori corruttele e frodi in barba alla lealtà ancora, fortunatamente e fortunosamente prevalente nei cittadini comuni, non ha giovato a quella immagine di autorevolezza che le istituzioni dovrebbero mostrare anche come testimonianza di civismo e di compostezza.
Avere permesso la delegittimazione dei dipendenti pubblici, come ha ben detto la nostra Governatrice ieri al TG, senza riuscirne a tutelare immagine e zelo, ha favorito una caduta di credibilità su chi spesso si trova, invece, ad affrontare il pubblico come interfaccia della amministrazione stessa, assumendo su di sé, impropriamente ma  inevitabilmente, la responsabilità di scelte non sue.
Una società che fa crollare i propri valori etici e civili si avvia ad un declino non solo morale ma anche delle coscienze e determina un condizionamento negativo tale da indurre i cittadini a scaricare rabbie e aggressività senza remore e ritegni contro chiunque si frapponga fra il suo interesse e il bene pubblico:  così come accade in molti servizi pubblici aperti al pubblico, così come succede lungo le strade o nei luoghi aperti dove le liti spesso travalicano i confini della temperanza, così come capita ancora troppo spesso all'interno delle mura domestiche dove le donne pagano ancora un prezzo alto al loro diritto di scegliere liberamente e di tutelare la propria dignità. ( domani 8 marzo non sia solo una festa di facciata ).
In una società in cui ognuno si sente legittimato a perseguire il proprio interesse o tornaconto a qualsiasi costo... c' è qualcosa che non va.
Da troppo tempo ormai quanti provano a difendere il bene comune si sentono in minoranza e debbono retrocedere davanti all'arroganza dei tanti troppi prepotenti... non è un bel segno e qualcosa deve pur suggerirci di fare per fermare questa decadenza morale e civica.

Penso che a margine di questo drammatico episodio che ha colpito profondamente la nostra cittadinanza una riflessione seria e profonda, personale e non solo, debba essere fatta per onorare quelle vittime innocenti che ieri hanno pagato con la vita un prezzo eccessivo alla propria lealtà istituzionale e al proprio senso del dovere. ognuno di noi è padre o madre, svolge un lavoro e ha un compito con ruoli diversi, alcuni molto importanti e decisivi per la nostra vita sociale... se ognuno si impegnasse a fare il proprio dovere di cittadino onesto e leale, così, semplicemente, daremo una nuova speranza a questo nostro paese....
Antonio Artegiani