giovedì 7 marzo 2013

Oltre la follia...

Dinanzi ad un gesto folle come quello compiuto ieri dall'uomo piombato in Regione con in mano una pistola per vendicarsi di un "no" dato dalla Istituzione assurdamente identificata nelle due impiegate barbaramente uccise, le parole sembrano soffocarsi in gola, tanto é drammatica e inaudita la sequenza di eventi.
Cercando peró di andare oltre il dolore, il cordoglio e il senso di impotenza è bene riflettere. E la prima riflessione che mi viene spontanea, e che voglio condividere con voi, è quanta responsabilità condivisa ci possa essere in quella follia, che non nasce come un fulmine a ciel sereno, forse era prevedibile quasi sicuramente prevenibile. E in questo entrano in gioco non solo responsabilitá reciproche di chi non ha tutelato l' incolumitá del giovane folle attraverso tutto quello che avrebbe potuto e dovuto fare per proteggerlo, aiutarlo e sostenerlo se, come sembra, aveva giá dato segni di cedimento e di intemperanze.Ma a parte gli aspetti specifici di questo singolo caso, che conosco anche poco, dovremmo cogliere questa occasione per riflettere.

Allora penso che sia importante interrogarci su responsabilità più ampie come quelle che investono il quotidiano di ognuno di  noi in famiglia, nel lavoro, nella società.
C'è una responsabilità educativa: i bambini, i ragazzi, i figli, gli alunni vanno aiutati a crescere comprendendo il significato delle regole, il valore dell'autorità, l'accettazione del limite; vanno aiutati ad elaborare i "no" che servono e aiutano ad affrontare quelli che verranno poi nella vita senza per questo considerarli sconfitte personali e drammi interiori; sostenerli nelle difficoltà per cercare sempre una via di uscita che li porti ad avere fiducia in sé: va saputa sviluppare la loro capacità di valorizzare  le  proprie risorse e le proprie potenzialità perché possano pensare di potercela fare; vanno aiutati ad apprezzare il valore dell'umiltà che li può portare, nei momenti difficili, a chiedere aiuto agli altri evitando di ficcarsi in un vicolo cieco dove l'unica soluzione può sembrare l'abbandono del campo.
Vedere il mondo ostile e contrapposto solo perché si é imparato a vivere tutto in competizione con gli altri in una perenne gara con se stessi, il benessere, il denaro ecc. porta ad una visione distorta del mondo e delle relazioni.
Ritrovarsi in una continua giostra in cui conta solo vincere e affermarsi consuma energie vitali e suggerisce un atteggiamento, molto diffuso in questo nostro tempo, in cui si rincorre vanità, successo, immagine facendone non una legittima aspettativa ma una causa di vita. Sembra che senza questi elementi la vita sia cosí vuota da perdere significato e diventare un bene qualsiasi, a totale e insindacabile disposizione della persona interessata, spesso così fragile e isolata da non provare il minimo attaccamento a quel bene supremo che è la vita stessa. É importante allora che gli adulti sin da subito aiutino a comprendere il significato laico ma etico della vita propria e degli altri in un continuo impegno a vivere che vuol dire partecipare attraverso la capacità di elaborare le proprie emozioni, positive e negative.
Genitori e insegnanti sono e devono sentirsi in trincea su questi temi, prima ancora che sull' apprendimento e sull' insegnamento. Per evitare deviazioni future occorre indicare la strada da subito, da piccoli, da giovani con il coraggio anche di andare controcorrente, di essere contestati, di non essere capiti... ma questo fa parte del gioco, un genitore non é un amico é un accompagnatore che guida, indica e condivide... rinunciare a questo ruolo educativo può voler dire creare un tale squilibrio da mettere in gioco la tenuta familiare e anche sociale...
Quando spesso mi trovo con i ragazzi a scuola mi accorgo che parlo di queste cose e loro le ascoltano interessati ma quasi stupiti, come se le sentissero per la prima volta, come se nessuno gliele avesse mai proposte come contenuto di riflessione...
E' quasi primavera, allora permettetemi questa metafora: stiamo attenti a seminare quando è il momento, arrivare troppo tardi o non seguire bene la pianta nel suo fiorire potrebb essere rischioso per la sua stessa esistenza.

Poi però c'è anche una responsabilità sociale:
Non possiamo negare che gli eventi suicidari si stiano moltiplicando a dismisura, distribuiti ovunque nella nostra straziata Italia manifestando un malessere diffuso nei confronti del quale ci si sente così inermi, straziati, impotenti da gettare la spugna con un atto così arrendevole che racconta da solo il dramma personale. Dinanzi a questo straziante lascito anche la società, oltre che il singolo, deve interrogarsi.    
Non aver coltivato in questi anni un comportamento istituzionale vicino e prossimo al cittadino, anzi a volte, ostile o vessatorio con regole con alcuni molto ferree e con altri fin troppo elastiche può aver indotto le persone a raggirare l'ostacolo, a cercare forme di sponsorizzazione esterna o a pensare di potersi comprare tutto il disponibile e anche l'indisponibile...
Tutto questo vuol dire affermare un principio di corruttibilità diffusa che nella percezione del cittadino va anche ben oltre la realtà stessa: essere premiati per un comportamento scorretto è di per sé una grande diseducazione sociale.
Avere pensato di affrontare condizioni di difficoltà economica estrema pensando che tartassare i cittadini, quelli che pagano, potesse essere una risposta possibile mentre, per tanti motivi e altrettanti alibi, troppo poco si faceva per i soliti, noti a tutti tranne che al fisco, certo non ha giovato nel rapporto virtuoso fra stato e cittadini.
Avere assistito ai fin troppi funzionari e politici senza scrupoli che nella commistione pubblico privato si sono dimostrati capaci delle peggiori corruttele e frodi in barba alla lealtà ancora, fortunatamente e fortunosamente prevalente nei cittadini comuni, non ha giovato a quella immagine di autorevolezza che le istituzioni dovrebbero mostrare anche come testimonianza di civismo e di compostezza.
Avere permesso la delegittimazione dei dipendenti pubblici, come ha ben detto la nostra Governatrice ieri al TG, senza riuscirne a tutelare immagine e zelo, ha favorito una caduta di credibilità su chi spesso si trova, invece, ad affrontare il pubblico come interfaccia della amministrazione stessa, assumendo su di sé, impropriamente ma  inevitabilmente, la responsabilità di scelte non sue.
Una società che fa crollare i propri valori etici e civili si avvia ad un declino non solo morale ma anche delle coscienze e determina un condizionamento negativo tale da indurre i cittadini a scaricare rabbie e aggressività senza remore e ritegni contro chiunque si frapponga fra il suo interesse e il bene pubblico:  così come accade in molti servizi pubblici aperti al pubblico, così come succede lungo le strade o nei luoghi aperti dove le liti spesso travalicano i confini della temperanza, così come capita ancora troppo spesso all'interno delle mura domestiche dove le donne pagano ancora un prezzo alto al loro diritto di scegliere liberamente e di tutelare la propria dignità. ( domani 8 marzo non sia solo una festa di facciata ).
In una società in cui ognuno si sente legittimato a perseguire il proprio interesse o tornaconto a qualsiasi costo... c' è qualcosa che non va.
Da troppo tempo ormai quanti provano a difendere il bene comune si sentono in minoranza e debbono retrocedere davanti all'arroganza dei tanti troppi prepotenti... non è un bel segno e qualcosa deve pur suggerirci di fare per fermare questa decadenza morale e civica.

Penso che a margine di questo drammatico episodio che ha colpito profondamente la nostra cittadinanza una riflessione seria e profonda, personale e non solo, debba essere fatta per onorare quelle vittime innocenti che ieri hanno pagato con la vita un prezzo eccessivo alla propria lealtà istituzionale e al proprio senso del dovere. ognuno di noi è padre o madre, svolge un lavoro e ha un compito con ruoli diversi, alcuni molto importanti e decisivi per la nostra vita sociale... se ognuno si impegnasse a fare il proprio dovere di cittadino onesto e leale, così, semplicemente, daremo una nuova speranza a questo nostro paese....
Antonio Artegiani

1 commento:

  1. In questo frastornamento generale,mantenersi con i nervi ben saldi ed educare se stessi in primis poi ,con il nostro esempio ,gli altri ,è un impegno grande.Anche se fra l'amarezza e la delusione lo si compie tale passo evolutivo per preservare un qualche futuro per noi e per quelli dopo di noi.Non posso non sentirmi vicina al tuo sentire Antonio,concordo su tutto e cerco di portare una mia testimonianza con il mio vivere nel quotidiano,con la fiducia rimasta.
    Un sentito grazie Antonio,per quanto dici e fai.
    Con sentita gratitudine

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