martedì 25 giugno 2013

Autostima è felicità

Molte volte parliamo di autostima scivolando in una contraddizione importante: la pensiamo acquisibile attraverso la dimostrazione agli altri di un nostro "saper fare", mentre la sua essenza sta nel "saper essere": non è importante tanto convincere gli altri a credere in noi quanto convincere noi stessi a credere in sé ! Spesso invitiamo amici, figli e perfino noi stessi a mostrare agli altri i propri talenti e abilità convinti che un loro apprezzamento riesca a farci felici: non è così scontato.
La spinta a "fare" per ottenerne un ritorno spesso è una trappola in cui ci infiliamo: più fai e più pensi di dover fare per guadagnare riconoscimenti. E' così che entriamo in una spirale senza fine in  cui non ci sentiamo appagati e non siamo felici. Il gioco è quello delle maschere, di cui abbiamo parlato spesso nei nostri incontri a "Scuola per genitori": molto belle e appariscenti, raccolgono successo, ma sono loro che vincono non chi le indossa.  Stiamo affidando agli altri un potere che dovremmo gestire in prima persona: la consapevolezza delle nostre potenzialità; farle giudicare agli altri equivale a renderli protagonisti della nostra vita, facendo decidere a loro l'entità della nostra felicità.
Si chiama autostima proprio perchè è il risultato di un lavoro con se stessi e non la diretta conseguenza dei consensi altrui, che sono importanti ma sono un'altra cosa, hanno un'altra importanza, un altro valore. 

Allora quel che serve è la capacità di credere in sé e le false modestie, tanto ipocritamente raccomandate, non servono. Serve abituarsi a riconoscere in se stessi qualità e limiti senza né enfatizzarli né minimizzarli: esistono e devono essere elaborati ottimizzando le prime con impegno e superati i secondi per quanto possibile e con senso di realtà.
Per fare questo occorre, però,  richiamare una competenza speciale, quella di sapersi ascoltare per capire con quali emozioni accompagnamo le cose che facciamo: il piacere di raggiungere un obiettivo, esaudire un desiderio, ottenere un successo deve essere vissuto dentro di noi prima ancora di aspettarsi che sia apprezzato dagli altri. Le emozioni provate hanno il potere di renderci felici e di accrescere l'autostima: è il sapere di "essere" che fa la differenza.
Per costruire un buon rapporto con se stessi non serve giudicarsi ma apprezzare interiormente ciò che si produce per quel che vale per noi prima ancora di quanto possano apprezzarlo gli altri.
L'arte, la creatività, la realizzazione personale sono strettamente collegate con la capacità di mettere al centro del processo il proprio io in quanto tale e non solo, e non necessariamente, come mezzo per conquistare il consenso.  
Se non fosse così i meno dotati non potrebbero mai essere felici e invece se ci guardiamo attorno i più infelici sono proprio i più dotati, sempre alle prese con traguardi più ardui e pretese più elevate a dimostrazione di una abilità che necessita di essere approvata per appagre il proprio ego.  Un ego che diventa sempre più gregario e meno protagonista di se stesso: è proprio questa pretesa di affermazione che spiazza la felicità.
Rincorrere sempre la felicità senza mai raggiungerla condanna all'infelicità.
La felicità va saputa riconoscere: è quella emozione profonda che ci riempie e ci appaga quando sentiamo di aver raggiunto un risultato importante per noi anche se gli altri non se ne sono accorti o forse non se ne accorgeranno mai.

1 commento:

  1. Grazie Antonio,
    sai essere una persona che 'ascolto' spesso con piacere per ascoltarmi a mia volta.

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