martedì 21 gennaio 2014

Raccontare il bene

Un mese e mezzo fa incontrando i ragazzi di una terza media che non conoscevano né Falcone né Borsellino perché, dichiararono, né i genitori né i loro insegnanti gliene avevano mai parlato, chiesi loro che tornando a casa ponessero ai propri genitori questa domanda: << perché non mi hai mai parlato di eroi civili che hanno dato la vita per un'Italia più giusta ? >>
Lo proposi per lanciare il sasso nello stagno provando a stimolare un intervento educativo familiare più corposo in ambito di valori civici e legalità. Di lì a qualche giorno mi arrivarono alcune mail dai genitori che apprezzavano e qualcuna ringraziava del mio modo di interpretare il mandato educativo datomi dalla scuola. Fui contento di essere capito e condiviso perchè ritengo doveroso e importantissimo che i giovani siano illuminati, nella loro crescita, anche da testimonianze così significative di persone che hanno pagato con la vita la coerenza ai propri valori e al proprio mandato sociale, lavorativo, morale.
Penso che genitori e insegnanti, adulti di riferimento per l' educazione dei ragazzi, debbano impegnarsi per non banalizzare il dialogo con i propri figli limitandolo al mero scambio di accordi sul da farsi o chiedendo informazioni sull'andamento scolastico. Parlare del più o del meno con i ragazzi non basta ad interpretare il ruolo educativo genitoriale, e nemmeno raccomandare o predicare modalità di comportamento.
I valori appassionano attraverso la testimonianza concreta diretta o raccontata.
I nonni, solitamente, lo fanno e sono ascoltati e apprezzati: hanno tempo per raccontare molte più cose con una narrazione che appassiona, e i nipoti ne sanno ricavare lezioni di vita.
Penso che gli educatori debbano sforzarsi di trasmettere ai giovani il messaggio di coerenza e di coraggio che molti italiani hanno incarnato nella propria vita, come servitori dello stato, della comunità, della legalità: ce ne sono, putroppo, molti sparsi fra le fila di magistrati, forze del'ordine, civili, gente coume: Falcone, Borsellino, Scopelliti, Livatino, Cassarà, Giuliano, Montano e tutti gli altri morti a causa delle mafie, ma anche uomini giusti come Giorgio Ambrosoli, Padre Puglisi, Walter Tobagi, Giorgio Bachelet, Giorgio La Pira, Pio La Torre e giù fino ad arrivare agli eroismi dei tempi passati,Salvo D'Acquisto e le altre Medaglie d'Oro del tempo della guerra e tutti gli eroi della nostra storia patria, senza i cui sacrifici noi tutti non saremmo ciò che siamo.
I nomi sono tantissimi e ognuno può scegliere le storie più avvincenti da racconatre ai propri ragazzi... ma quello che non può fare è scordarsi di loro e tralasciare questo compito. I giovani hanno diritto di sapere il bene, il coraggio e gli eroismi per non pensare che questo Paese sia stato costruito sul niente o sul malaffare o sul tornacontismo, che oggi, ahimé dilaga e può creare sbigottimento e senso di precarietà.
L'Italia ha una storia ricca e onorevole sta a noi educatori saperla raccontare appassionando i giovani. Quando io ci provo a scuola vedo ragazzi attenti e stupiti, appassionati da queste storie e ne resto colpito: auguro anche a voi di provare la stessa emozione e sentirsi fieri dei propri ragazzi e della storia di questo Paese.

------------------
Domenica sera in quella splendida trasmissione che cura Fabio Fazio è stato dedicato un angolo al ricordo di Rocco Chinnici, magistrato parlermitano ucciso dalla mafia, nel giorno del suo compleanno: l'efficace Pif ha sintetizzato in modo chiaro ed emozionante l'ansia dei giovani e il loro diritto a sapere.
Posto quindi questo clip perchè è particolarmente toccante.  E' un invito a tutti noi a non tarlasciare mai il racconto della vita degli uomini giusti, non è mai superfluo, non è mai scontato..


Nessun commento:

Posta un commento